DATI DEL PROGETTO
- Madrid
- Spagna
- Architetto :
Herzog e de Meuron - 2008
- Committente :
Opera Sociale Fondazione "LaCaixa", Madrid - Ingegneria :
NB35 Ingeniería - Realizzazione :
EMESA
ENAR - Fotografo :
©Pierre Engel
APPROFONDIMENTI
Il nuovo Centro Sociale e Culturale Fondazione Caixa a Madrid
Creare nel creato, il punto di vista di Herzog & de Meuron
Commissionato all’agenzia di Basilea dalla Cassa di Risparmio di Barcellona per la sua Fondazione, il nuovo CaixaForum sorge su un lotto di terreno situato all’altezza del numero 36 del Paseo del Prado, di fronte al giardino botanico di Madrid.
Dopo quello costruito nel 2002 da Arata Isozaki, questo nuovo edificio che ospita un centro socio-culturale è diventato immediatamente un punto di riferimento della capitale iberica. Nasce con la vocazione di essere un luogo cittadino, di esposizioni artistiche, di rappresentazioni musicali, di incontri pubblici e di culture…
L’ambizione dei progettisti era quella di farne un vero e proprio «magnete urbano», concepito non solo per attirare gli appassionati d’arte, ma anche gli abitanti di Madrid e i numerosi visitatori cosmopoliti di questo quartiere della città, prossimo ai musei del Prado, Thyssen-Bornemisza, Reina Sofia e alla stazione di Atocha costruita da Raphael Moneo.
Questa nuova "casa delle arti", che si estende su una superficie di 11.000 m2, sorge al posto di una vecchia centrale elettrica e di una stazione di servizio. Mentre i muri in mattoni della Centrale, sotto tutela della Sovrintendenza, sono stati mantenuti attraverso un intervento di riconversione, la demolizione dell’officina ha offerto una grande opportunità, perché ha permesso di liberare, in un quartiere molto denso, lo spazio utile per la creazione di una piccola piazza, instaurando un dialogo tra il Paseo del Prado e l’edificio riconvertito posto di fronte.
Già dalla sua inaugurazione, avvenuta nel febbraio del 2008, il CaixaForum ha suscitato immediatamente l’interesse e la curiosità del pubblico, mentre la sua programmazione culturale, anche se di qualità, è rimasta relegata in secondo piano. Aperto dalle 10 alle 20 con ingresso gratuito, l’edificio vede sfilare schiere di curiosi, turisti, studenti, appassionati d’arte che girovagano tra i vari piani e affollano, durante il pranzo e l'ora del tè, il ristorante posto all'ultimo piano.
Scavare, sopraelevare, unire
Dal momento che il volume della centrale elettrica esistente era troppo ridotto per accogliere l’insieme delle funzioni definite nel programma, si presentavano tre soluzioni per ampliarlo: scavare, sopraelevare o raddoppiare il volume costruendo sulla piazza un clone dell’edificio esistente, col rischio di riempirla e "soffocare" nuovamente il lotto. Herzog e de Meuron hanno optato per una combinazione delle prime due possibilità, lanciandosi in una gara di virtuosismo tecnico e architettonico.
In effetti, l’intero "guscio" di mattoni è stato sospeso; una volta elevato, il suo basamento di pietra da taglio è stato depositato su tutta la periferia del piano terra, liberando in tal modo una piazza coperta, al di sopra e al di sotto della quale prende vita il progetto composto da due parti ben distinte. Scavati su due livelli, il piano interrato dell’edificio e del piazzale a cielo aperto accolgono il foyer, l’auditorio, locali di servizio e parcheggi. I muri di mattoni rivestiti, le cui antiche finestre sono state murate e riforate qua e là con nuove aperture geometriche, ospitano l’atrio al primo piano e le sale museografiche al secondo e al terzo. Infine, nel volume di acciaio innestato al di sopra di queste pareti originarie, trovano posto ristorante e uffici, situati alla sommità della struttura. Ornato della sua mantiglia di metallo arrugginito e fiancheggiato da un muro vegetale – che dissimula il pignone di un edificio adiacente che delimita un lato della piazza – il nuovo Caixa Forum, frutto di un gesto urbanistico semplice e potente, impone tranquillamente la sua identità. La fessura, generata dalla sua sospensione, fagocita letteralmente passanti e visitatori nello spiazzo coperto per condurli verso l’entrata del museo, esigua ma elegante, e la relativa scalinata. Questo spazio ameno funge, di volta in volta, da riparo contro le intemperie in inverno e da piazza ombreggiata in estate, ricordando il detto madrileno: "nueve meses de invierno, tres meses de infierno (nove mesi d’inverno, tre mesi d’inferno)".
Un'architettura di contrasti
La composizione di Herzog e de Meuron è ricca di contrasti. Innanzitutto visivi: la giustapposizione dei mattoni e del muro vegetale di Patrick Blanc, o ancora quella del cielo con la ruggine del rivestimento del nuovo volume. Questa pelle color ruggine (composta da pannelli in ghisa di 800 x 800 x 10 mm) è delicatamente forgiata davanti alle parti piene delle facciate per creare una materia, e perforata davanti alle parti vetrate per lasciar passare la luce naturale e produrre un’altra tessitura. Quindi contrasti di atmosfera: tra la piazza coperta e il piano dell’atrio, tra il carattere fluido della gallerie espositive e gli ambienti dalla spazialità più complessa dell’ultimo piano destinati ai locali di passaggio, agli uffici e alla caffetteria.
L'ingresso in quest’ultima è un momento di forte emozione. Esposta a sud-est, la sua parete verticale è vetrata e protetta dalle lastre arrugginite che fungono qui da altrettanti moucharabieh. Questa dentellatura metallica, ritagliata su un canovaccio pixelizzato che rappresenta elementi cartografici della Spagna e del Portogallo, filtra i raggi del sole e crea una luminosità morbida che conferisce al luogo un carattere quasi femminile. Le poltroncine blu di Jacobsen e i lampadari sospesi in silicone ideati da Herzog e de Meuron fanno il resto. Di sera, l’effetto visivo si inverte: l’illuminazione interna trasforma la caffetteria in un faro urbano, mentre quella che si irradia dallo spiazzo coperto definisce chiaramente i piedi dell’edificio esaltando la sua levitazione.
Tecnica del "Top-down"
La metamorfosi della vecchia centrale elettrica ha avuto inizio con una vera e propria operazione chirurgica: il mantenimento dei muri di mattoni che vengono "sospesi" e la creazione della struttura in acciaio che li sovrasta, realizzata per mezzo di tre ceppi disposti a triangolo, che accolgono i sistemi di trasporto verticale (ascensori, montacarichi e scale). Staccato dal suolo mediante il ritaglio del suo basamento, l’edificio sfida le leggi della gravità tanto che più di un ingegnere è rimasto esterrefatto dall'audacia della soluzione costruttiva adottata. Le strutture e le fondazioni delle parti sotterranee sono state realizzate con tecniche tradizionali.
Al di sopra del livello del suolo, appeso alle travi del secondo piano da undici tiranti, il solaio dell’atrio (T+1) è una soluzione unica e innovativa, che ha consentito di eliminare i pilastri sulla piazza coperta e di creare la sottostruttura poligonale che ne costituisce il soffitto. Questa ingegnosa struttura a sandwich dallo spessore variabile è costituita da un insieme composito, che forma un complesso di cassettoni rigidi legati tra loro e sospesi ai tiranti. Il paramento visibile dello spiazzo coperto è costituito da poligoni in lamiera in acciaio inossidabile di 2 mm, fissati ai cassettoni e uniti tra loro mediante saldatura. Le loro facce moltiplicano i riflessi del metallo e amplificano il volume di questo passaggio dall’altezza ridotta. Questo rivestimento, che diventa quasi una corazza, prosegue sulle scale che conducono all’atrio, dove si trasforma in piastre triangolari che compongono un pavimento che proietta anch’esso mille riflessi e offre una sensazione quasi tattile al passaggio.
L'interno dell’atrio espone la meccanica strutturale della sospensione, con i tiranti fissati al solaio del 2° piano e le travi miste HEM700 in acciaio laccato color grigio metallo. Struttura e impianti tecnici di ventilazione, climatizzazione e illuminazione sono lasciati volutamente a vista. Il controsoffitto è suggerito simbolicamente da una maglia triangolare formata da tubi al neon, che appare come un’installazione d’arte luminosa. I mobili della reception e del guardaroba, realizzati in legno scuro, sono sospesi, a imitazione dell’edificio, come per replicarne la levitazione.
I livelli dedicati alle esposizioni sono costituiti da due grandi piattaforme libere, in cui la rete di travi miste a vista è stata raddoppiata per attraversare d’un balzo la luce di 21 metri. I solai sono composti da travi alveolari HEB 750, distanziate di 3 metri, impiantate a 916 mm e collegate a un solaio collaborante (PL 76/383/1 mm) contenente calcestruzzo per formare una soletta di 20 cm di spessore. I sistemi d’illuminazione e di ventilazione sono disposti metodicamente al centro delle varie trame.
A partire dal terzo piano, i muri in mattoni della centrale terminano progressivamente. Per completare il volume necessario al progetto, è stata aggiunta un’ossatura metallica che sostiene il solaio del quarto piano, le facciate e il rivestimento dell’ampliamento in acciaio. Quest’ultimo è stato «scolpito» in modo da armonizzarsi al profilo urbano degli edifici circostanti e offrire una volumetria ritagliata che libera un piccolo patio aereo sul tetto.
Abituati ai progetti di prestigio, per il CaixaForum Jacques Herzog e Pierre de Meuron hanno operato con un registro al quale non erano abituati. Sorprendono per il loro virtuosismo in quel difficile esercizio che è l'innesto architettonico e per la precisione della loro composizione. Il loro ricorso all’artefatto del muro vegetale dell'edificio attiguo – oggi molto apprezzato – appare di colpo essenziale nel progetto. Siamo qui certamente ben lontani dai propositi sentenziosi di Le Corbusier che diceva a chi voleva ascoltarlo: “l’edera è la maionese dell’architettura…”...ma... tanto di cappello agli svizzeri!
Testo: Pierre Engel.
Principali prodotti e marchi utilizzati:
Committente: Obra Social Fundacion « LaCaixa », Madrid, e Caixa d’Estalvis i Pensions di Barcellona.
Architetti: Jacques Herzog, Pierre de Meuron, Harry Gugger.
Responsabili di progetto: Peter Ferretto (Ass.), Carlos Gerhard (Ass.), Stefan Marbach (Ass.), Benito Blanco.
Architetto per la parte esecutiva: Mateu i Bausells Arquitectura.
Ingegneria: NB35 Ingeniería
Appaltatore: Ferrovial Agroman.
Ingegneria delle strutture: WGG Schnetzer Puskas Ingenieure (Svizzera).
Ingegneria meccanica, impianto elettrico e idraulico: Urculo Ingenieros.
Consulente facciata: Emmer Pfenninger Partner AG (Svizzera) e Ehar (Madrid).
Illuminotecnica: Arup Lighting.
Ingegneria acustica: Audioscan.
Muro vegetale: Herzog & de Meuron in collaborazione con Patrick Blanc.
Progetto: 2001/2003 - Realizzazione 2003/2008.
Superficie del lotto: 1.934 metri quadrati; piazza: 650 metri quadrati.
Superficie calpestabile: 11.000 metri quadrati.
Acciaio: ArcelorMittal.
Lampadari sospesi: Artémide.
Sedie caffetteria: Fritz Hansen.




